08
feb
OBBLIGHI DI TRASPARENZA

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Gli obblighi di trasparenza per enti

non profit e imprese, secondo la L. 124/2017

 

In materia di contribuzioni pubbliche sono previsti degli adempimenti in capo a beneficiari ed erogatori.  A stabilirlo è la “Legge annuale per il mercato e la concorrenza” (Legge n. 124/2017) che, appunto, al fine di favorire la trasparenza nei rapporti tra privati e pubblica amministrazione, ha previsto alcuni adempimenti informativi.

 

Il CNDCEC ha diffuso un documento, datato 15 marzo 2019, e dal titolo “L’informativa dei contributi da amministrazioni pubbliche o soggetti a queste equiparati”, nel quale si cerca di fare luce su alcuni aspetti controversi.

 

Chi è tenuto agli adempimenti

Dal punto di vista soggettivo occorre individuare le due categorie di soggetti e cioè:

  • i soggetti eroganti;
  • i soggetti beneficiari.

 

 

Per quanto riguarda i primi (eroganti), la norma (art. 1, comma 125, Legge n. 124/2017) indica:

 

  • le pubbliche amministrazioni (art. 1, D.Lgs. n. 165/2001);
  • gli altri soggetti assimilati (art. 2-bis D.Lgs. n. 33/2013);
  • le società controllate di diritto o di fatto direttamente o indirettamente da pubbliche amministrazioni, ivi comprese quelle che emettono azioni quotate in mercati regolamentati e le società da loro partecipate, società in partecipazione pubblica, ivi comprese quelle che emettono azioni quotate in mercati regolamentati e le società da loro partecipate.

 

 

 

 

Soggetti

Chi sono

Pubbliche amministrazioni (art. 1 D.Lgs. n. 165/2001)

Amministrazioni dello Stato, ivi compresi gli istituti e

scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative,

le aziende ed amministrazioni dello Stato ad

ordinamento autonomo, le Regioni, le Province,

i Comuni, le Comunità montane, e loro consorzi

e associazioni, le istituzioni universitarie, gli Istituti

autonomi case popolari, le Camere di commercio,

industria, artigianato e agricoltura e loro associazioni,

tutti gli enti pubblici non economici nazionali,

regionali e locali, le amministrazioni, le aziende e gli enti

del Servizio sanitario nazionale, l'Agenzia per la

rappresentanza negoziale delle pubbliche

amministrazioni (ARAN) e le Agenzie.

Altri soggetti (art. 2-bis D.Lgs. n. 33/2013)

Autorità portuali, nonché autorità amministrative

indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione, enti 

pubblici economici e agli ordini professionali,

società in controllo pubblico.

 

Passando alla seconda categoria di soggetti (beneficiari), gli adempimenti riguardano:

 

  • le associazioni di protezione ambientale (art. 13, Legge n. 349/1986);
  • le associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale (art. 137 del D.Lgs. n. 206/2005);
  • le associazioni, le Onlus e le fondazioni;
  • le cooperative sociali;
  • le imprese in generale.

 

Quando scatta l’obbligo di informativa

Una volta individuati i soggetti interessati, occorre capire quando scatta l’adempimento.

Infatti, l’obbligo di informativa non riguarda tutti i casi di erogazione di contributi ma solo quando contestualmente:

 

  • si abbiano ricevuto vantaggi economici da amministrazioni pubbliche o enti a queste equiparati;

e

  • tali vantaggi economici abbiano un “valore” complessivo almeno pari a  10.000 euro.

 

È, quindi, molto importante individuare il concetto di “vantaggio economico”: secondo il CNDCEC non si verifica tale presupposto per le operazioni svolte nell’ambito della propria attività, laddove sussistano rapporti sinallagmatici gestiti secondo regole del mercato.

 

E non rientrano nell’ambito di applicazione della legge nemmeno le misure agevolative rivolte alla generalità delle imprese (come, per esempio, le misure agevolative fiscali), in quanto appunto vantaggi non indirizzati ad una specifica realtà aziendale. L’art. 1 comma 125 della citata legge prevede quindi la pubblicazione delle informazioni relative a sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti superiori a 10.000 euro.

 

Dato che l’adempimento in parola interessa anche gli enti del Terzo settore il Ministero del Lavoro ha pubblicato la circolare n. 2/2019 per fornire dei chiarimenti in merito.

 

 

“Al fine di evitare l’accumulo di informazioni non rilevanti”, l’art. 1 comma 127 della L. 124/2017 specifica che l’obbligo di informazione sussiste allorquando il totale dei vantaggi economici (intesi come sovvenzioni, contributi, incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti nell’anno precedente dalle pubbliche amministrazioni e dai soggetti equiparati) sia pari o superiore a 10.000 euro. Il tenore letterale della disposizione – secondo il Ministero – induce a ritenere che detto limite vada inteso in senso cumulativo: si riferisca cioè al totale dei vantaggi pubblici ricevuti e non alla singola erogazione.

 

Conseguenzialmente, andranno pubblicati gli elementi informativi relativi a tutte le voci che, nel periodo di riferimento, hanno concorso al raggiungimento o al superamento di tale limite, quantunque il valore della singola erogazione sia inferiore a 10.000 euro.

 

 

La circolare aggiunge che l’impiego da parte del legislatore del concetto di vantaggio economico “ricevuto” comporta la necessità di utilizzare il criterio contabile “di cassa”, sicché andranno pubblicate le somme effettivamente introitate nell’anno solare precedente, dal 1° gennaio al 31 dicembre, indipendentemente dall’anno di competenza cui le medesime somme si riferiscono.

 

La corretta individuazione dei contributi

La norma parla di contributi “erogati” e “ricevuti” si deduce che per la loro individuazione va utilizzato il criterio di cassa.

 

 

Come vanno esposte le informazioni

Poiché la richiesta delle erogazioni pubbliche esula dal rispetto dei principi generali di redazione del bilancio, l’importo delle erogazioni potrebbe risultare irrilevante rispetto all’informativa.

 

Se si segue tale logica, il CNDCEC consiglia di riportare l’informativa in una sezione ad hoc della nota integrativa (preferibilmente in chiusura) con una modalità di esposizione tabellare che possa identificare chiaramente:

 

  • soggetto erogante;
  • contributo ricevuto;
  • breve descrizione del contributo.

 

Nel Documento è riportata un’utile schema sotto forma di tabella che può essere presa come riferimento per redigere l’informativa in maniera corretta ed esauriente.

 

Medesima modalità è consigliata anche a tutti gli enti non profit. Tali informazioni devono essere pubblicate sui siti internet o sui portali digitali degli enti percipienti l’ausilio pubblico (è, dunque, possibile l’adempimento degli obblighi di pubblicità e di trasparenza anche attraverso la pubblicazione dei dati in questione sulla pagina Facebook dell’ente medesimo); ove l’ente non disponga di alcun portale digitale, la pubblicazione in parola potrà avvenire anche sul sito internet della rete associativa alla quale l’ente del Terzo settore aderisce.

 

 

Quando vanno esposte le informazioni

Le due categorie (per semplicità enti di terzo settore da una parte e imprese dall’altra) sono soggette a indicazioni differenti.

 

  • Gli enti del terzo settore o comunque gli enti non profit non tenuti al deposito del bilancio presso il Registro delle Imprese, devono pubblicare le informazioni indicate sui propri siti o portali digitali entro il 28 febbraio di ogni anno, con riferimento alle informazioni relative all’anno precedente appena concluso. In mancanza del sito dedicato, possono pubblicare sulla propria pagina Facebook o sulla pagina internet della rete associativa alla quale aderiscono. E’ consiglio di chi scrive attestare l’avvenuta pubblicazione tramite una modalità che dia riscontro e data certa dell’avvenuto assolvimento dell’obbligo. (si consiglia ad esempio di stampare la pagina del sito internet una volta pubblicata l’informativa e trasmetterne copia dalla propria PEC ad altra PEC, magari quella del consulente fiscale, al fine di assegnare una data certa al tutto).

 

  • Le imprese, invece, devono pubblicazione di informazioni nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa del bilancio consolidato, ove esistente.

 

Controlli e sanzioni

Va ricordato che, poiché l’informativa va fornita in bilancio, i revisori legali sono tenuti a verificare le condizioni per l’iscrizione dei pertinenti importi e la correttezza dell’informazione fornita.

 

È tuttavia interessato anche l’organo di controllo, il quale -chiamato a verificare anche il rispetto della legge- dovrà considerare l’informazione in bilancio e il pertinente giudizio del revisore.

 

Infine, per quanto riguarda le sanzioni il CNDCEC ricorda che per le imprese beneficiarie l’inosservanza di tale obbligo comporta la restituzione delle somme ai soggetti eroganti entro tre mesi dalla data di cui al periodo precedente. Tale sanzione non rileva per gli enti non profit.

 

La circolare del Ministero 02/2019 sopra citata ha chiarito anche la posizione di un ente “ibrido” come le cooperative sociali, perché nonostante siano Onlus di diritto, sotto il profilo civilistico sono società. In questo caso prevale il secondo aspetto e sono, quindi, considerate alla stregua delle imprese. Anche loro, quindi, avranno l’obbligo di pubblicità e trasparenza – pena la restituzione delle somme ricevute – e di inserire la comunicazione nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa del bilancio consolidato, ove esistente.

 

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