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mar
Le novità in tema di Governance Cooperative

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LE NOVITA’ IN TEMA DI GOVERNANCE DELLE COOPERATIVE PRESENTI NELLA LEGGE DI BILANCIO 2018

LE NOVITA’ IN TEMA DI GOVERNANCE DELLE COOPERATIVE PRESENTI NELLA LEGGE DI BILANCIO 2018

 a cura di Paolo Roveri

La Legge di Bilancio 2018 ha voluto apportare delle modifiche di alcuni articoli del codice civile, riguardanti nello specifico le società cooperative ed in particolar modo la loro governance.

 

Le novità consistono:

  • nell’obbligatorietà per le società cooperative di dotarsi di un organo amministrativo collegiale, togliendo quindi la possibilità di nominare un amministratore unico;
  • nel limitare la durata del mandato dei membri dell’organo amministrativo ad un periodo massimo di tre esercizi.

Dette modifiche entrano in vigore immediatamente, ossia dal 01 gennaio 2018, non volendo il Legislatore prevedere alcun periodo transitorio, come in altri casi ricordiamo sia avvenuto… e questa è sicuramente la maggiore criticità in termini pratici.

Si possono ricordare casi di adeguamenti normativi riguardanti la composizioni degli organi amministrativi (ad esempio alla riduzione dei componenti degli organi amministrativi nel settore delle società a partecipazione pubblica) dove il Legislatore ha voluto prevedere espressamente un periodo transitorio ed un termine entro il quale i soggetti interessati hanno dovuto adeguarsi sia in termini statutari che di nomine e mandati.

La mancanza di un periodo transitorio significa quindi che non è stato previsto un termine entro cui adeguarsi né tantomeno viene scritto qualcosa che disciplina la cessazione degli amministratori unici di società cooperativa ad oggi in carica.

Ne consegue che tutte le cooperative interessate, abbiano esse adottato la disciplina delle srl o la disciplina delle spa, si trovano quindi obbligate a modificare i propri statuti per rettificare gli articoli riferiti all’amministrazione della società e contestualmente gli amministratori in carica sono tenuti a convocare “tempestivamente” l’assemblea dei soci sia per suddetta modifica statutaria che per procedere alla nomina del nuovo organo ammnistrativo costituito in forma collegiale.

Il Notariato ha subito studiato le ricadute di questa importante novazione degli articoli del Codice Civile, pubblicando lo Studio n. 09-2018, volto a chiarire diversi aspetti applicativi in relazione alle novità suddette.

Come si legge nella premessa dello studio appena citato, il Notariato sottolinea che “Si tratta di modifiche, volte a contrastare il fenomeno delle c.d. “false cooperative”, con cui, da un lato, si esclude definitivamente la possibilità di ricorrere all’amministratore unico e, dall’altro lato, estendendo a tutte le cooperative la regola della durata massima della nomina a tre esercizi, si impedisce che vi siano amministratori senza scadenza di mandato.

Il Notariato nello Studio citato si chiede se quanto sopra debba essere inteso come un obbligo per le cooperative interessate di conformarsi al nuovo dettato normativo tramite una modifica dello statuto societario oppure se si possa applicare in via diretta la norma entrata in vigore il 01 gennaio 2018 avendo la stessa effetti immediati anche sui rapporti in corso. In questo ultimo caso infatti sarebbe possibile leggere la clausola nello stesso contenuta come non conforme al nuovo contenuto dell’art. 2542 del Codice Civile e quindi automaticamente sostituita, così come previsto dall’art. 1419 del Codice Civile.

Da un punto di vista pratico ciò consentirebbe alle società cooperativa interessate di potere procedere alla nomina del consiglio di amministrazione, a prescindere dal fatto che lo statuto non preveda questa forma di amministrazione e quindi non dovendo adeguare preventivamente le regole di funzionamento societario.

Dall’altro lato però questa lettura di applicazione della norma potrebbe avere un risvolto negativo in termini di decadenza dell’amministratore unico, infatti questo vieterebbe di fatto qualsiasi possibilità di differimento degli effetti così come invece contemplato per la rinuncia dei membri dell’organo amministrativo ai sensi dell’art. 2385 del Codice Civile. Si potrebbe quindi presentare il problema per la cooperativa di rimanere senza organo amministrativo che possa compiere gli atti di ordinaria amministrazione ed anche convocare l’assemblea dei soci per la nomina del consiglio di amministrazione, restando quindi unicamente possibile dare ai soci stessi l’onere di convocazione diretta dell’assemblea, come prevede l’art. 2479 del Codice Civile.

Lo Studio n.09-2018 del Notariato considera in conclusione che tale novità normativa non sia da leggere come “norma direttamente applicabile” il che quindi comporta una prorogatio del mandato dell’amministratore unico il quale è tuttavia tenuto a convocare “senza indugio” l’assemblea affinché la stessa deliberi le modifiche statutarie necessarie contestualmente provveda a nominare il consiglio di amministrazione.

Osservando invece la tempistica entro cui provvedere a tale modifica dell’organo amministrativo la norma nulla determina pertanto ci viene in aiuto ancora lo Studio del Notariato che rimanda a quanto previsto dall’art. 2631 Codice Civile, ossia trenta giorni da quando si è venuti a conoscenza del fatto determinante (in questo caso si tratterebbe quindi dell’entrata in vigore della norma). Tuttavia questo è riferito alla convocazione. Infatti lo studio prosegue dicendo che: “ferma restando la tempestività della convocazione, quanto al momento in cui tenere l’assemblea per l’adeguamento e la nomina del nuovo organo amministrativo si potrebbe eventualmente far coincidere detto momento con quello di approvazione del bilancio di esercizio (se il relativo esercizio si fosse chiuso al 31 dicembre), in una prospettiva coerente con la cessazione del rapporto di amministrazione in essere cui riferire anche il momento finale, rappresentato appunto dalla delibera di approvazione del bilancio con cui si procede alla valutazione dell’operato dell’amministratore.

Tenuto conto anche dei controlli cui sono soggette le società cooperative, sottoposte a vigilanza da parte del Ministero competente, non sembra che tale termine sia poi ulteriormente procrastinabile.”.

 Per quanto attiene invece il numero di esercizi massimo di durata della carica dei membri del Consiglio di Amministrazione gli amministratori non possono essere nominati per un periodo superiore a tre esercizi e vedono scadere il loro mandato alla data dell'assemblea convocata per l'approvazione del bilancio relativo all'ultimo esercizio della loro carica.

Non vi è dubbio alcuno tuttavia che gli amministratori possano essere rinominati, non ravvisando in nessun norma tale divieto.

 Ovviamente sarà necessario apportare delle modifiche allo statuto della cooperative che contengano delle previsioni esplicite in contrasto con la nuova durata massima obbligatoria degli amministratori (ad esempio norme di statuto che prevedano che la carica di membro del consiglio di amministrazione è da considerarsi sempre a revoca, oppure a tempo indeterminato – previsione che chi scrive ritiene se vogliamo anche anomale, ma fino al 31 dicembre 2017 non vietate); non sarà invece necessaria nessuna modifica qualora lo statuto risulti silente circa la durata dei consiglieri in quanto in questo caso sarà la norma vigente a stabilirne in modo cogente la durata massima.

Come ci si deve però comportare per gli amministratori ad oggi in carica, magari con un mandato che perdura da più di tre anni? Avendo quale presupposto una ormai certa inammissibile retroattività della norma in esame, il Notariato, considerato il silenzio del Legislatore, sostiene che la data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2018, quindi il 01 gennaio 2018, sia il punto zero dal quale fare partire il cronometro per il conteggio del triennio.

Pertanto i membri dei Consigli di Amministrazione che alla data odierna risultano in carica troveranno, al più tardi, termine del loro mandato con la data dell’assemblea dei soci convocata per l’approvazione del bilancio chiuso al 31 dicembre 2020.

Nella frase che precede si dice “al più tardi” in quanto il mandato dei consiglieri di cui sopra potrebbe trovare naturale scadenza anche prima di tale data in ragione della volontà dei soci espressa in sede di nomina.

 In chiusura, si può rilevare come ancora una volta si sia voluto sottolineare la differenza di fondo delle società cooperative rispetto agli altri modelli di società di capitali previste dal nostro ordinamento giuridico. Le cooperative nascono infatti per perseguire il così detto scopo mutualistico, ossia dare “beneficio” ai soci tramite la gestione dell’impresa. Senza andare a scomodare forme particolari quali ad esempio le cooperative sociali, le società cooperative quindi trovano i loro fondamenti nella mutualità, nella democrazia interna ed anche nella solidarietà, connotandosi quindi in soggetti affini agli enti non commerciali. Questo giustifica il fatto che vi siano diverse norme agevolative a favore di questi soggetti; ciò di conseguenza comporta anche purtroppo un fascino attrattivo per i contribuenti che vogliano utilizzare in modo improprio o artificioso questa forma di società per godere dei benefici fiscali loro riservati. E’ quindi apprezzabile lo sforzo del Legislatore di prevedere tutele normative (seppure sempre nella prassi raggirabili) volte a garantire una vera democrazia nell’amministrazione delle cooperative.

 

 

 

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