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mar
La definizione delle liti pendenti

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La definizione delle liti pendenti ed i riflessi sui processi connessi

La definizione delle liti pendenti ed i riflessi sui processi connessi

 

a cura del dott. Luca Brenna

 

Può la definizione delle liti pendenti avere riflessi su processi connessi a quello definito?

Il caso che andiamo ad analizzare è quello di un contribuente che ha ricevuto un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate e nei termini di legge lo ha impugnato tramite i propri consulenti fiscali.

I processi tributari di primo e secondo grado presso le Commissioni Tributarie Provinciale e Regionale hanno dato esito negativo per il contribuente che ha altresì depositato ricorso presso la Corte di Cassazione; tale processo è tuttora pendente ed in attesa di giudizio.

Contestualmente al processo di primo grado il ricorrente ha chiesto ed ottenuto la sospensione amministrativa dell’atto contestato; tale sospensione è venuta meno una volta disposta la sentenza della Commissione Tributaria Regionale che ha decretato la soccombenza del contribuente.

In conseguenza di ciò l’Agenzia ha notificato cartella di pagamento per la riscossione degli interessi dovuti sugli imponibili e calcolati per il periodo di sospensione.

Il contribuente ha proposto ricorso anche su tale cartella di pagamento secondo le seguenti motivazioni:

1.         Nullità della notifica via PEC

2.         Carenza di motivazione della cartella di pagamento

3.         Merito del conteggio

Tralasciando la questione del merito delle singole domande presenti in tale ricorso in quanto non pertinente in questa trattazione (comunque ritenute da chi scrive di per sé di assoluto valore giuridico), si evidenzia che il contribuente ha successivamente aderito alla norma sulle liti pendenti ex dall’art.11 del D.L. 50/2017 convertito con modifiche dalla Legge n.96 del 21 giugno 2017 sulla causa principale pendente in Corte di Cassazione.

Ci si chiede quindi cosa possa succedere al processo pendente sulle cartelle notificate per gli interessi di sospensione, evidentemente collegato a quello pendente in Corte di Cassazione, una volta definita e dichiarata la cessata materia di quest’ultimo.

 

Vale la pena preliminarmente di inquadrare il caso sotto il profilo normativo per poi provare ad ipotizzare una soluzione che ad oggi non sembra così chiara.  

 

La definizione delle liti pendenti

 

L’istituto della definizione delle Liti Pendenti Tributarie è normato dall’art.11 del D.L. 50/2017 convertito con modifiche dalla Legge n.96 del 21 giugno 2017.

L’intento principale è quello di fornire una risposta alla crisi del sistema giudiziario tributario italiano il quale ha accumulato, suo malgrado, pesanti sospesi in termini di processi tributari in attesa di decisione.

Di conseguenza lo strumento della definizione delle liti pendenti permette di ridurre i sospesi grazie alla possibilità di dichiarare la “cessata materia del contendere” previo versamento di quanto dovuto per imposte ed in parte per interessi (cifre peraltro non sempre di facile calcolo).

Le caratteristiche principali del provvedimento sono le seguenti:

-          cause definibili: le controversie tributarie - in cui il ricorso in primo grado sia stato notificato dal contribuente entro il 24 aprile 2017 ed è parte l’Agenzia delle Entrate - pendenti in ogni stato e grado di giudizio, compreso quello in Cassazione e anche a seguito di rinvio, oppure in pendenza del termine di impugnazione della sentenza o per la riassunzione della controversia;

-          presentazione di modello di adesione in via telematica entro il 2 ottobre 2017;

-          importi dovuti: gli importi spettanti all’Agenzia richiesti con l’atto impugnato e ancora in contestazione, con maggiori interessi calcolati fino al sessantesimo giorno dopo la notifica, con esclusione delle sanzioni collegate ai tributi contestati e degli interessi di mora. Se la lite riguarda esclusivamente sanzioni non collegate ai tributi o interessi di mora, la definizione comporta l’abbattimento al 40% degli importi in contestazione;

-          modalità di versamento: aa definizione consente di pagare entro il 2 ottobre 2017 in un’unica soluzione, oppure, se l’importo netto dovuto è superiore a 2.000 euro, in due o tre rate, con la possibilità di avvalersi dell’istituto della compensazione. In caso di pagamento dilazionato, la prima rata deve essere di importo pari al 40% del totale delle somme dovute, la seconda, pari all'ulteriore 40% è fissata al 30 novembre; la terza e ultima rata, pari al residuo 20% va versata entro il 2 luglio 2018;

-          sospensione processi: le controversie definibili non sono sospese automaticamente ma solo su istanza del contribuente rivolta al giudice presso il quale la causa è pendente. Una volta richiesta, la sospensione avrà effetto fino al 10 ottobre 2017 senza che il contribuente sia vincolato alla presentazione della domanda di definizione agevolata e, dunque, all’effettiva adesione. Se, successivamente, la lite diviene oggetto di definizione attraverso la presentazione della domanda e il pagamento dell’importo dovuto, o della prima rata, il contribuente ha l’onere di richiedere la sospensione del giudizio, che opererà fino al 31 dicembre 2018, attraverso il deposito della copia della domanda di definizione e del versamento. Per quanto riguarda i termini di impugnazione relativi alle liti definibili, sono sospesi automaticamente per sei mesi quelli delle pronunce giurisdizionali, e di riassunzione, che scadono tra il 24 aprile e il 30 settembre 2017;

-          verifica dellistanza e conseguenze: agli uffici dell’Agenzia delle Entrate spetta il compito di verificare la regolarità delle domande di definizione delle liti e la ricorrenza dei presupposti richiesti dalla legge. L’eventuale diniego di definizione va notificato al contribuente entro il termine perentorio del 31 luglio 2018; il provvedimento può essere impugnato, entro 60 giorni dalla notifica, davanti allo stesso giudice presso il quale pende la lite. Per i giudizi sospesi fino al 31 dicembre 2018 è prevista l’estinzione automatica, salvo che la parte (contribuente o ufficio) che ne abbia interesse presenti istanza di trattazione entro il periodo di sospensione.

 

Il caso Conclusioni

 

Posto quindi che una risposta definitiva ancora non esiste, lo scrivente auspica che sia corretto sostenere che la questione debba avere buon esito per il contribuente, nel senso che essendo state rispettate tutte le previsioni legislative è possibile sostenere che gli interessi sugli importi sospesi non debbano essere versati e che di conseguenza la relativa cartella debba essere annullata.

Infatti la norma richiamata prevede che la definizione delle liti pendenti comporti il pagamento degli imponibili per imposte indicati nell’atto originale oltre agli interessi, sempre contenuti nello stesso, nonché gli interessi calcolati fino al sessantesimo giorno successivo alla sua notifica.

Di conseguenza l’adesione alle liti, con invio telematico del relativo modello ed il pagamento degli importi dovuti, comporta la dichiarazione della cessata materia del contendere, previa verifica entro il 31 luglio 2018 da parte dell’Ufficio, da far rilevare nelle sedi giudiziali opportune (nel caso specifico presso la Corte di Cassazione).

 

Lo scrivente ritiene quindi che al contribuente non possano essere addebitati ulteriori interessi sugli imponibili oggetto di contestazione, avendo già versato quelli contenuti nell’atto originale e quelli successivi fino al sessantesimo giorno dalla notifica.

Un ulteriore addebito sarebbe contrario alla norma e all’istituto della definizione delle liti appena descritto.

Si precisa che nel caso specifico la Commissione Tributaria Provinciale adita, su istanza del contribuente con deposito della pratica di adesione alle liti pendenti, ha disposto la sospensione del processo fino alla conclusione dell’iter processuale pendente presso la Corte di Cassazione.

Si auspica che una volta cessata la materia del contendere del processo principale e riassunta la causa sugli interessi di sospensione, il collegio giudicante disponga l’annullamento della cartella di pagamento.

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