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L’accordo di mediazione civile e i riflessi sull’accertamento tributario

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mediazione civile e commerciale

L’accordo di mediazione civile e i riflessi sull’accertamento tributario

L’accordo di mediazione civile e i riflessi sull’accertamento tributario

 

a cura di dott. Massimiliano Ferrari

 

Può un accordo di mediazione civile avere riflessi nei rapporti tributari tra contribuenti ed Amministrazione Finanziaria?

Questo è il tema di questa breve trattazione e si precisa subito che l’argomento è molto delicato, oltre che dibattuto, anche in considerazione della recente introduzione dell’istituto della mediazione civile e soprattutto della sua “recentissima” espansione materiale come strumento deflattivo delle controversie tra soggetti.

Il caso spinoso che andiamo ad analizzare è quello di un contribuente che ha affidato la propria gestione contabile e fiscale ad un commercialista, risultato successivamente gravemente inadempiente; l’inerzia del consulente ha comportato l’insorgere di parecchi contenziosi tributari la cui gestione è risultata a dir poco laboriosa come si vedrà in seguito.

Vale la pena preliminarmente inquadrare il caso sotto il profilo normativo per poi addentrarci nella effettiva fattispecie che ha ispirato questo scritto.  

 

Laccordo di mediazione civile

 

L’istituto della mediazione civile è istituito e normato dal D.Lgs.28/2010; la mediazione civile viene intesa come attività volta alla ricerca dell’accordo amichevole per la composizione di una controversia e volta al raggiungimento di un accordo tra le parti.

L’intento principale è quello di fornire una risposta alla crisi del sistema giudiziario italiano che necessitava di un valido strumento deflattivo che tra l’altro avesse alcune caratteristiche specifiche tra cui: la gestione dei procedimenti di mediazione in capo ad organismi accreditati, incentivi fiscali, l’effetto interruttivo della prescrizione ed impeditivo della decadenza connesso al deposito dell’istanza; l’improcedibilità della domanda giudiziale in presenza di una clausola contrattuale che preveda il preventivo esperimento del tentativo di mediazione, l’efficacia esecutiva dell’accordo, i rapporti tra la mediazione non riuscita e il successivo processo, la riservatezza delle informazioni acquisite nel corso del procedimento, oltre che la proposta su richiesta delle parti.

Tralasciando gli aspetti procedurali in questa sede ci concentriamo sulla disciplina del momento conclusivo del procedimento di mediazione, la quale è contenuta negli articoli 11 e 12 del D.Lgs. 28/2010.

 

In particolare, la prima delle norme richiamate prevede che “se è raggiunto un accordo amichevole, il mediatore forma processo verbale al quale è allegato il testo dell'accordo medesimo”. In tal caso “si forma processo verbale che deve essere sottoscritto dalle parti e dal mediatore, il quale certifica l'autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità di sottoscrivere.”

Il successivo articolo 12 prevede poi che “1. ove tutte le parti aderenti alla mediazione siano assistite da un avvocato, l'accordo che sia stato sottoscritto dalle parti e dagli stessi avvocati costituisce titolo esecutivo per l'espropriazione forzata, l'esecuzione per consegna e rilascio, l'esecuzione degli obblighi di fare e non fare, nonché per l'iscrizione di ipoteca giudiziale. Gli avvocati attestano e certificano la conformità dell'accordo alle norme imperative e all'ordine pubblico. L'accordo di cui al periodo precedente deve essere integralmente trascritto nel precetto ai sensi dell'articolo 480, secondo comma, del codice di procedura civile. In tutti gli altri casi l'accordo allegato al verbale è omologato, su istanza di parte, con decreto del presidente del tribunale, previo accertamento della regolarità formale e del rispetto delle norme imperative e dell'ordine pubblico. Nelle controversie transfrontaliere di cui all'articolo 2 della direttiva 2008/52/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 21 maggio 2008, il verbale è omologato dal Presidente del tribunale nel cui circondario l'accordo deve avere esecuzione. 2. Il verbale di cui al comma 1 costituisce titolo esecutivo per l'espropriazione forzata, per l'esecuzione in forma specifica e per l'iscrizione di ipoteca giudiziale”.

 

Pertanto, il verbale di accordo, “certificato” dai legali o comunque omologato dal Tribunale rientra dunque, a pieno titolo, nella categoria dei titoli esecutivi indicati dalla legge, generalmente disciplinati dall’art. 474 c.p.c.; di conseguenza in caso di mancata osservanza di quanto previsto nell’accordo, si potrà procedere con l’esecuzione forzata, previa la notifica dell’atto di precetto e del titolo esecutivo (art. 479 e seguenti c.p.c.).

Per procedere in via esecutiva, dunque, la parte deve essere in possesso di almeno un originale del verbale di accordo, che viene notificato all’altra parte non in copia autentica, bensì mediante trascrizione dello stesso nel precetto, al pari di quanto avviene per assegni e cambiali.

 

Il professionista, le azioni in caso di inadempienza contrattuale e i risvolti tributari per il contribuente

 

In tema di responsabilità del professionista nello svolgimento del proprio mandato a favore dei contribuenti la Legge 423/95 all’art.1 dispone che “La riscossione delle soprattasse e delle pene pecuniarie previste dalle leggi d'imposta in caso di omesso, ritardato o insufficiente versamento è sospesa nei confronti del contribuente e del sostituto d'imposta qualora la violazione consegua alla condotta illecita, penalmente rilevante, di dottori commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro, iscritti negli appositi albi, in dipendenza del loro mandato professionale.” Quindi il contribuente non incorrerà nell’applicazione della sanzione tributaria, nel caso in cui abbia delegato gli adempimenti fiscali ad uno dei soggetti sopra indicati (dottori commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro, iscritti negli appositi albi poi esteso dalla giurisprudenza a tutti i terzi in genere) e questi non abbiano provveduto. Ciò, però, a condizione che sia stata sporta formale denuncia all'autorità giudiziaria o ad un ufficiale di polizia giudiziaria. Inoltre il comma 4 del medesimo articolo prevede che: se il giudizio penale si conclude con un provvedimento definitivo di non luogo a procedere ai sensi dell'articolo 425 del codice di procedura penale per motivi di natura processuale o per intervenuta estinzione del reato ovvero con un provvedimento definitivo di non doversi procedere ai sensi dell'articolo 529 del medesimo codice, la sospensione delle sanzioni non perde efficacia se il contribuente dimostra di aver promosso azione civile entro tre mesi dal deposito del provvedimento, fornendone prova all'ufficio di cui al comma 2. In tale ipotesi, se il giudizio civile si conclude con un provvedimento definitivo di condanna, l'ufficio annulla le sanzioni a carico del contribuente e provvede all'irrogazione a carico del professionista ai sensi dell'articolo 17, comma 3, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472.”

 

Tale norma richiama il Decreto Legislativo n.472/97 in tema di sanzioni ed in particolare l’art.5 di tale decreto norma le sanzioni per colpa del professionista e la successiva circolare 180/E del 1998 ne spiega il contenuto indicando in particolare che è affetto da colpa grave il comportamento da cui si evincel’evidente macroscopica inosservanza di obblighi tributari elementari.

 

In questi casi e utilizzando l’iter sopra descritto il contribuente potrà vedersi sgravate le sanzioni a proprio carico, con imputazione delle stesse al professionista inadempiente.

 

Il caso

Come già accennato in precedenza il caso trattato riguarda un contribuente che affida la propria contabilità e la propria posizione fiscale ad un commercialista il quale risulterà gravemente inadempiente nei suoi principali compiti.

 

Riepilogando le omissioni ritenute più gravi:

-          omessa presentazione della dichiarazione dei redditi per gli anni 2007-2008-2012;

-          presentazione di dichiarazione dei redditi per l’anno 2011 con dati totalmente diversi per eccesso (reddito superiore di 4 volte) da quelli che scaturiscono dalla contabilità;

-          omessa impugnazione di avviso di accertamento relativo alle omesse dichiarazioni per gli anni 2007 e 2008;

-          omessa impugnazione di cartelle di pagamento;

-          omesso invio di modelli 770 per le annualità già indicate ai punti precedenti;

-          inoltre il professionista si rifiuta di consegnare la documentazione contabile in suo possesso.

 

Il contribuente vistosi notificare tutti questi atti decide di intraprendere azione nei confronti del proprio commercialista.

Pertanto, tramite Carabinieri, il soggetto denuncia penalmente il consulente e contemporaneamente intraprende azione civile per il risarcimento del danno.

Altrettando contestualmente, tramite nuovo consulente fiscale e viste le azioni proposte, il contribuente chiede ed ottiene la sospensione amministrativa delle sanzioni comminate; sospensione che opererà fino alla fine di tutto l’iter procedurale nei confronti del professionista al quale verranno imputate tali sanzioni se risultato colpevole ai sensi di legge.

Venendo al vero punto centrale della presente trattazione i legali delle due parti, consulente e contribuente, si accordano per effettuare un tentativo conciliativo presso un mediatore civile presso apposito organismo della Camera di Commercio.

La mediazione civile ha luogo ed ha effetto positivo tra le parti che si accordano. Di seguito si riportano le caratteristiche dell’accordo specifico:

 

                        il consulente:

-          riconosce la propria responsabilità per le gravi e ripetute inadempienze e negligenze professionali commesse;

-          riconosce che il contribuente ha agito in buona fede;

-          autorizza alla divulgazione nelle sedi opportune dell’accordo;

-          rinuncia a intentare azioni di qualsiasi natura nei confronti del contribuente;

-          si impegna a consegnare al contribuente tutta la documentazione contabile in suo possesso;

 

il contribuente:

-          rinuncia ad ulteriori azioni risarcitorie;

-          rinuncia all’azione penale nei confronti del professionista.

 

A questo punto ci si chiede se tale accordo sia sufficiente o meno, una volta presentato nelle sedi opportune, a far decadere le sanzioni amministrative dal contribuente con trasferimento delle stesse in capo al professionista, il quale ha ammesso di aver cagionato danno al suo cliente mediante ripetute e gravi inadempienze.

 

Per rispondere alla domanda, alla quale per ora non vi è risposta certa, si precisa che il contribuente ha presentato istanza in autotutela al fine di chiedere:

-          la revisione delle annualità per rideterminare correttamente gli imponibili sui cui calcolare le imposte dovute;

-          lo sgravio delle sanzioni amministrative per i motivi suesposti.

 

L’istanza è stata inviata alla Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate con espressa richiesta di interpellare la Direzione Regionale sulla questione.

 

Conclusioni

Posto quindi che una risposta definitiva ancora non esiste, lo scrivente auspica che sia corretto sostenere che la questione debba avere buon esito per il contribuente, nel senso che essendo state rispettate tutte le previsioni legislative è possibile sostenere che le sanzioni comminate possano essere sgravate integralmente e trasferite in capo al professionista.

 

Tale affermazione non è per forza così immediata se andiamo a riverificare quali sono le previsioni normative esposte in precedenza, che richiedono:

 

se il giudizio penale si conclude con un provvedimento definitivo di non luogo a procedere la sospensione delle sanzioni non perde efficacia se il contribuente dimostra di aver promosso azione civile entro tre mesi dal deposito del provvedimento, fornendone prova all'ufficio; () se il giudizio civile si conclude con un provvedimento definitivo di condanna, l'ufficio annulla le sanzioni a carico del contribuente e provvede all'irrogazione a carico del professionista.

 

Quindi nel caso specifico l’azione penale è stata proposta, ma successivamente ritirata e l’azione civile si è conclusa non con una sentenza di un giudice ma con un accordo di mediazione.

 

Quale potrà essere la soluzione?

La soluzione auspicata è quella che garantisca il buon esito della vicenda a favore del contribuente; e ciò a parere di chi scrive per due ragioni.

 

La prima ragione è di tipo tecnico giuridico.

Il contribuente ha intrapreso l’azione penale e successivamente ha intentato causa per il risarcimento del danno subito.

L’accordo di mediazione a parere di chi scrive non può togliere dignità giuridica a quanto concordato tra le parti; infatti tale accordo assume carattere di esecutività esattamente come una sentenza civile.

Poniamo ad esempio che in un giudizio civile un giudice con sentenza passata in giudicato avesse deciso in favore di una delle due parti, seppur solo parzialmente, indicando esattamente quanto previsto dall’accordo citato poco sopra. A questo punto tutto l’iter previsto dalla norma si sarebbe completato e conseguentemente le previsioni sulla responsabilità del professionista sarebbero state adottate dall’Amministrazione Finanziaria.

Conseguentemente, tale “valore giuridico” dovrebbe assumerlo anche l’accordo di mediazione civile in cui si verifichino i presupposti previsti dalla normativa e cioè, nel caso specifico, l’assunzione di responsabilità di chi ha commesso le gravi e ripetute irregolarità ed inadempienze con conferma della assoluta buona fede del soggetto che le ha subite.

 

Il secondo motivo è di giustizia tributaria. Banalizzando il contribuente potrebbe affermare: “non è giusto che io debba essere sanzionato se a creare il danno è stato il mio professionista!”

In realtà su tale punto la giurisprudenza recente, pur non facendo totale chiarezza sull’argomento, ha preso una posizione non particolarmente favorevole[1] per il contribuente, ma di contro, la norma e la prassi sono, ad avviso di chi scrive, sufficientemente chiare nello specificare che non il semplice errore (che capita anche agli studi più attrezzati), ma le ripetute e sistematiche gravi inadempienze del professionista rendono il suo comportamento sanzionabile in tema di trasferimento “in sua testa” del carico sanzionatorio comminato al contribuente.

E ciò anche nel caso in cui la “sentenza” (impropriamente detta) derivi da un accordo di mediazione civile effettuato presso un organismo di mediazione riconosciuto dalla legge, perché questo si ritiene essere anche il fine della norma di introduzione di tale istituto, che innanzitutto vuole ridurre numericamente e in termini di tempi il contenzioso, ma che anche vuole dotare i soggetti incaricati del deflattivo di strumenti “legali” aventi una portata giuridica effettiva ed esecutiva e con caratteristiche di equità (anche sociale).

 


[1] Cassazione civile, sez. VI, 15/03/2017, n. 679 (con richiamo a Cass 25580/2015 e Cass. 11832/2016) "in tema di dichiarazione dei redditi, il contribuente non assolve agli obblighi tributari con il mero affidamento ad un commercialista del mandato a trasmettere in via telematica la dichiarazione alla competente Agenzia delle Entrate, essendo tenuto a vigilare affinchè tale mandato sia puntualmente adempiuto, sicchè la sua responsabilità è esclusa solo in caso di comportamento fraudolento dei professionista, finalizzato a mascherare il proprio inadempimento."

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