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fatture carburante e inerenza costi

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fatture carburante e inerenza costi

Non è provata l'inerenza dei costi per spese di carburante laddove dall'esame del contratto di netting e delle relative fatture non risulti provato che il rifornimento abbia riguardato mezzi aziendali. La spesa per carburante non è validamente documentata laddove le fatture siano generiche e non sia possibile identificare esattamente gli automezzi riforniti con il carburante fatturato, verificare la strumentalità degli automezzi e riscontrare l'utilizzo del carburante solo da parte degli automezzi strumentali.

I contratti di netting sono quei particolari contratti di somministrazione fra il gestore e la compagnia petrolifera, relativamente ai rifornimenti effettuati direttamente dall’utente, che per il pagamento utilizza apposite “card aziendali”. Tali rifornimenti sono fatturati all’utente del veicolo, mentre il gestore provvede a rifatturare alla compagnia petrolifera l’operazione effettuata nei confronti del cliente. Gli utilizzatori dei veicoli della società devono però compilare, mensilmente, un documento, numerato e datato, nel quale devono essere indicati anche i chilometri percorsi.
La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 22344 del 13 settembre 2018, ha risolto un contenzioso in tema di contratti di netting.
Nel caso di specie, l'Agenzia delle Entrate, sul presupposto del non riconoscimento di alcuni costi per l'anno 2003, ha accertato nei confronti di una società un maggior reddito, con il conseguente recupero a tassazione delle imposte evase (IRPEG, IRAP, IVA) più sanzioni e interessi.

Secondo la Cassazione, la spesa per carburante della contribuente in questione era stata ritenuta non validamente documentata, non già perché fosse attestata da fatture direttamente emesse dalla Esso, in linea con le previsioni della convenzione di somministrazione e il sistema netting, ma perché le fatture della Esso erano generiche e non era possibile quindi identificare esattamente gli automezzi riforniti con il carburante fatturato, verificare la strumentalità degli automezzi e riscontrare l'utilizzo del carburante solo da parte degli automezzi strumentali.

Gli acquisti di carburante a mezzo di apposite carte di credito e di appositi contratti di somministrazione non esonerano comunque il contribuente dal comprovare, con idonea documentazione, l’inerenza del costo dell’acquisto dei carburanti all’esercizio dell’impresa.
Vero è che l’articolo 7, comma 2, lettera p), del D.L. 13 maggio 2011, n. 70 (c.d. Decreto sviluppo), ha aggiunto il comma 3-bis all’articolo 1 del richiamato D.P.R. n. 444 del 1997, prevedendo che “In deroga a quanto stabilito al comma 1, i soggetti all'imposta sul valore aggiunto che effettuano gli acquisti di carburante esclusivamente mediante carte di credito, carte di debito o carte prepagate emesse da operatori finanziari soggetti all’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, non sono soggetti all’obbligo di tenuta della scheda carburante previsto dal presente regolamento”.

Per quanto sopra già evidenziato, laddove le fatture riepilogative dei rifornimenti eseguiti con l’utilizzo di carte magnetiche non riportino il chilometraggio del mezzo rifornito, oppure, comunque, l’indicazione dei chilometri fornisca un quadro inattendibile, l’Ufficio ne potrà disconoscere il relativo costo.

La necessità di una particolare cautela è del resto anche dovuta al fatto che, generalmente, con la carta intestata al singolo mezzo è possibile effettuare rifornimento anche per altri mezzi, rendendo il controllo ancora più complicato. Non esiste infatti, di solito, un blocco automatico all’utilizzo della card, se non un codice PIN di cui ogni autista è a conoscenza per poter effettuare il rifornimento.

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