02
feb
Contributi pubblici obbligo di pubblicità

Blog - Fiscale

Entro il 28/02 enti no profit e imprese devono dare pubblicità ai contributi/corrispettivi ricevuti dalla Pubblica Amministrazione

A cura di Roveri Paolo

 

La Legge n. 124 del 04 Agosto 2017 (Legge annuale per il mercato e la concorrenza), ai commi da 125 a 129, ha previsto un nuovo adempimento di pubblicità in capo ai soggetti no profit ed alle imprese.

 

Questo nuovo adempimento consiste nel dare pubblicità (entro il 28 Febbraio 2019 per  gli enti no profit, invece in nota integrativa per le imprese) alle informazioni relative a contributi, sovvenzioni, corrispettivi, incarichi retribuiti e comunque a vantaggi economici di qualunque genere ricevuti da enti pubblici.

 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in data 11 gennaio 2019 ha emanato la Circolare n. 2/2019 fornendo importanti chiarimenti operativi in merito che si riassumono di seguito.

 

La norma e la Circolare citata definiscono con precisione che costituiscono oggetto di pubblicazione:

 

  • i contributi
  • le sovvenzioni
  • gli incarichi retribuiti e quindi anche ogni tipo di corrispettivo (avente quindi natura sinallagmatica)
  • i sostegni a vario titolo

 

ricevuti dalle P.A. e dagli enti assimilati, qualora la totalità degli stessi abbia un ammontare pari o superiore ad euro 10.000,00= (diecimila/00).

 

L'arco temporale di riferimento è dal 01 gennaio 2018 al 31 dicembre 2018. Secondo il tenore letterario della norma il criterio di contabilizzazione da seguire è poi quello di “cassa”. Sarà quindi necessario fare riferimento alla data di percezione (incasso) della contributo/corrispettivo da parte della P.A. o ente assimilato.

 

Merita un approfondimento il concetto di “attribuzione del vantaggio da parte della P.A.”: nella Circolare 2/2019 è stato chiarito che lo stesso non  si rappresenta unicamente con l’erogazione di risorse finanziarie da parte della Pubblica Amministrazione al soggetto beneficiario, ma bensì bisogna anche considerare quelle che si possono definire risorse strumentali.

L’esempio più rappresentativo, e forse comune almeno in ambito no profit, può essere rappresentato dalla concessione in comodato d’uso gratuito di un bene mobile o immobile della P.A. al soggetto beneficiario. Per quantificare detto vantaggio economico assegnato, sarà necessario fare riferimento al valore dichiarato nella delibera dalla pubblica amministrazione che ha attribuito il bene in questione. Si tenga conto che spesso in caso di concessione non esclusiva in comodato d’uso gratuito di un bene immobile la Pubblica Amministrazione assegna un valore pari a zero al vantaggio economico.

 

Andando ad analizzare l’obbligo da un punto di vista soggettivo, è possibile dividere i soggetti tenuti a questo adempimento in due macro categorie:

 

  • Enti no profit

che la norma definisce come segue “le associazioni di protezione ambientale a carattere nazionale e quelle presenti in almeno cinque Regioni individuate con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare; le associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale; le associazioni e le fondazioni, nonché tutti i soggetti che hanno assunto la qualifica di ONLUS” facendo quindi riferimento in modo abbastanza indistinto a tutti i soggetti no profit.

 

  • Imprese

 

La distinzione è necessaria in quanto differiscono la tipologia degli adempimenti nonché le sanzioni che possono essere comminate in caso di mancato rispetto della norma.

 

Per quanto attiene gli Enti no Profit la Legge prevede l’obbligo in capo agli stessi di pubblicare, quanto indicato in precedenza,  entro il 28 febbraio 2019 sul proprio sito internet, oppure anche (qualora l’ente non avesse un proprio sito internet) sulla propria pagina Facebook .

Infine la Circolare sancisce anche che “Ove l'ente non disponga di alcun portale digitale, la pubblicazione in parola potrà avvenire anche sul sito internet della rete associativa alla quale l'ente del Terzo settore aderisce”.

 

Le imprese invece sono chiamate a soddisfare detto adempimento attraverso la pubblicazione di tali informazioni nella nota integrativa del bilancio di esercizio e nella nota integrativa del bilancio consolidato, ove esistente.

 

Le informazioni che dovranno essere fornite, nello specifico, sono definite dall'articolo 11 -bis del D.P.C.M. 23 aprile 2010, come modificato ed integrato dal D.P.C.M. 7 luglio 2016 e sono le seguenti:

 

a) denominazione e codice fiscale del soggetto ricevente;

b) denominazione del soggetto erogante;

c) somma incassata (per ogni singolo rapporto giuridico sottostante);

d) data di incasso;

e) causale.

 

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sottolinea come sia preferibile che dette informazioni siano esposte “in forma schematica e di immediata comprensibilità per il pubblico”.

 

Quali sono le sanzioni in caso di mancato rispetto dell’obbligo in esame?

 

Il Consiglio di Stato ha condiviso quanto proposto dal Ministero dello sviluppo economico (che aveva chiesto apposito parere in merito) ossia che secondo l'interpretazione letterale del terzo periodo del comma 125 della norma in parola, la sanzione restitutoria è applicabile esclusivamente alle imprese.

Ne consegue che in capo ai soggetti no profit non è prevista nessuna sanzione.

 

Per le imprese invece, differentemente, l’omesso adempimento comporta l'obbligo di restituzione ai soggetti eroganti delle somme ricevute.

 

E’ stato altresì chiarito come le Cooperative Sociali, Onlus di diritto, vengano fatte rientrare tra i soggetti definiti “impresa” e non tra i soggetti “enti no profit”. Si riporta integralmente il passaggio della Circolare 02/2019 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per maggiore chiarezza:

 

“In via preliminare, la formulazione della disposizione rende necessaria una prima puntualizzazione relativa alla collocazione delle cooperative sociali, che da un lato, sotto il profilo della qualifica fiscale, sono ONLUS di diritto ai sensi dell'articolo 10, comma 6 del d.lgs n.460/1997; mentre, sotto il profilo civilistico, sono società (come tali tenute, ai sensi dell'art. 2200 cc., come tutte le cooperative, ad iscriversi al registro delle imprese) che, per effetto del dettato dell'articolo 1, comma 4 del d.lgs. n.112/2017, assumono di diritto anche la qualifica di impresa sociale. Orbene, la prevalenza del profilo sostanziale legato alla configurazione civilistica della cooperativa sociale porta a ritenere applicabile a quest'ultima la disciplina prevista per le imprese: le cooperative sociali, pertanto, saranno tenute ad adempiere agli obblighi previsti dalla normativa in esame in sede di nota integrativa del bilancio di esercizio e di nota integrativa del bilancio consolidato, ove esistente, con conseguente sottoposizione, in caso di inadempimento, alla sanzione restitutoria contemplata nel terzo periodo del comma 125 prima illustrato. In tale quadro, carattere aggiuntivo ha l’ulteriore, specifico obbligo di trasparenza introdotto per le cooperative sociali dall’articolo 12-ter del D.L. n.113/2018, convertito dalla legge n. 132/2018, da adempiersi secondo le modalità ivi indicate.”

 

Lo Studio rimane a disposizione per qualsiasi chiarimento in merito ed anche per fornire il supporto necessario per redigere detto prospetto di rendicontazione, così come previsto dalla norma analizzata.

 

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